Cosa hanno realizzato le grandi aziende Italiane nel 2017? Tra IPO, internazionalizzazione e innovazione



Il 2017 è stato forse un anno particolarmente importante per la Borsa Italiana, che ha visto le grandi aziende del nostro paese quotarsi per la prima volta o ripresentare la propria IPO, nel desiderio di attirare nuovi investitori, rinforzare e ricompensare quelli vecchi e soprattutto aumentare il proprio fatturato.

Tra le IPO più sorprendenti, c’è stata di sicuro quella del Gruppo Pirelli, promessa da tempo dall’Amministratore Delegato e Vice Presidente Esecutivo Marco Tronchetti Provera, che per tornare a quotarsi sulla Piazza Affari di Milano ha messo in campo un progetto di rifinanziamento ambizioso e vincente, che le ha permesso di vendere le sue azioni in anticipo rispetto alla tabella di marcia prevista, scendendo in campo i primi di Ottobre.

Come Pirelli, anche la Monte dei Paschi di Siena è tornata in Borsa da pochissimo, dopo averla lasciata lo scorso Dicembre con le azione che valevano 15 euro, e alla prima giornata di quotazione è riuscita a chiudere con il titolo a 4,55 euro.

La quotazione in Borsa sembra quindi un obiettivo che fa gola a molte grandi imprese italiane e, oltre a quelle impegnate nel settore industriale e finanziario, sembra che anche quelle che operano nel campo del lusso stiano pensando di lanciare una propria IPO: tra le più interessate e attese ci sono Valentino, Versace e Furla, ma per la loro entrata ormai bisognerà attendere l’anno prossimo.

Un’altra grande chance per le imprese italiane sembra essere l’internazionalizzazione, un fattore di crescita dal grande potenziale, che apre a nuovi mercati e spesso anche a una differenziazione della propria produzione.

Lo sa bene Ferrero, che già dalla fine degli anni ’90 ha portato avanti una strategia per fare conoscere e portare i suoi prodotti in tutto il mondo, e negli ultimi anni si sta concentrando su una campagna di acquisizioni impegnativa, che l’ha portata a diventare una multinazionale e ad incorporare importanti marchi.

Nel 2017, forse anche grazie al nuovo tema dirigenziale con Giovanni Ferrero Executive Chairman e Lapo Civiletti come nuovo CEO esterno alla famiglia, ha deciso di entrare con forza nel mercato d’oltreoceano, dove i ricavi sono bassi, acquistando prima la Fannie May, la società statunitense del cioccolato premium, e poi la Ferrara Candy, un’altra società USA che però non si occupa di cioccolato ma che opera nel settore delle caramelle gommose e delle gomme da masticare.

Un’altra grande azienda italiana proiettata a fare affari con l’estero è Enel SpA, forte anche del connubio tra pubblico e privato nel suo pacchetto azionario. Quotata alla Borsa di Milano, è una delle aziende italiane con più alto fatturato e proprio quest’anno i suoi titoli hanno superato il loro record raggiungendo il valore di 5,49.

L’impresa, guidata da Francesco Storace, ha da poco annunciato di aver vinto la selezione per due progetti di energia distribuita nel quadro del programma Advancing Commonwealth Energy Storage, gestito dall’agenzia statale Massachusetts Clean Energy Center, nello stato che ospita la sede del Gruppo nel Nord America. Grazie a questa vittoria, riceverà finanziamenti per la somma di 2,1 milioni di euro, finalizzati a promuovere un maggiore utilizzo e una migliore commercializzazione delle tecnologie per lo storage in questo stato.

Sempre nel campo dei sistemi di accumulo di energia, è arrivato anche l’annuncio che l’azienda italiana leader nel settore dell’energia, potrà costruire degli impianti stand-alone di accumulo in California, grazie a un accordo concluso con l’utility californiana Pacific Gas and Electric, che saranno gestiti tramite la controllata statunitense Enel Green Power.

Oltre all’internazionalizzazione, l’altra parola d’ordine delle imprese italiane nel 2017 è stata l’innovazione, la strada maestra per migliorare la gestione aziendale e diventare più competitivi sul mercato. Oggi si sente sempre più spesso parlare di azienda 3.0, ossia una realtà lavorativa flessibile e dinamica, strutturata come un organismo aperto e capace di guardare al futuro, dotandosi di menti creative e lavoratori competenti in ambito tecnologico e pronta a mettere in campo strumenti e metodi innovativi, atti a migliorare non solo l’ambiente lavorativo, e quindi l’efficienza aziendale, ma anche a velocizzare il raggiungimento dei propri obiettivi di business.

Ha deciso di orientarsi verso questo approccio è FCA Italy, che nel 2017 ha iniziato un rivoluzionario progetto di collaborazione con l’azienda 3.0 per eccellenza, ossia il colosso delle comunicazioni Google, per sperimentare e applicare ai propri modelli di autovetture dei sistemi di guida autonoma. I primi test sono stati fatti su un campionario di Chrysler Pacifica Hybrid, in collaborazione con Waymo, ossia la società di Google che si occupa delle vetture autonome, e il lavoro da fare è ancora molto.

FCA Italy, partecipata dal più ampio gruppo Fiat Chrysler Automobiles, è nata nel 2007 per sostituire FIAT Auto e si pone lo scopo di progettare e vendere autovetture a marchio FIAT, Alfa Romeo, Lancia, FIAT Professional e Abarth. Guidata da John Elkan in qualità di Presidente e da Sergio Marchionne nel ruolo di Amministratore Delegato, la società ha da poco rinnovato la sua partnership con la casa cinese Feng Xingya per produrre Jeep in Cina, ma sembra pronta ad affrontare nuove e più impegnative sfide tecnologiche.