Telecomunicazioni, ecco gli effetti della rivoluzione dell’Internet delle Cose



Non solo applicazioni pratiche e nuove opportunità di business per le aziende che producono “oggetti” e prodotti interconnessi: l’Internet delle Cose sta offrendo grande sviluppo anche a chi opera nel campo delle telecomunicazioni e per chi è impegnato a fornire servizi e soluzioni smart per garantire in maniera concreta la connettività.

 

Nuovo business per le aziende tlc

Un caso esemplare è quello di Eolo, azienda lombarda che offre connessioni al Web ad alta velocità grazie a una infrastruttura che sfrutta la tecnologia wireless (e che quindi non necessita di interventi particolari per funzionare): negli ultimi anni, la presenza della compagnia si è estesa quasi in tutta Italia grazie alla qualità delle sue connessioni Internet senza linea fissa, pensate per offrire risposte pratiche alla crescente platea di utilizzatori di prodotti dell’IoT. E i bilanci del gruppo testimoniano il buon momento, con un fatturato mensile che supera i 10 milioni di euro.

L’importanza della connettività

Più in generale, l’ultima analisi dell’Osservatorio trimestrale dell’Agcom certifica come l’applicazione concreta dell’Internet delle cose – e la crescente interazione tra imprese operanti in ambiti differenti – stia portando benefici agli operatori delle telecomunicazioni e, in modo particolare, a chi fornisce connettività.

Gli esempi italiani

Un altro esempio arriva dalla collaborazione tra Illy e Vodafone: la storica azienda triestina ha sviluppato macchine da caffè “intelligenti”, trasformando un oggetto quotidiano in un dispositivo che è possibile controllare (in termini qualitativi e quantitativi), grazie alla connessione alla Rete. Discorso simile per Elica, brand marchigiano attivo nella progettazione e realizzazione di cappe per uso domestico, che sempre insieme a Vodafone ha dato il via a un’applicazione che permette di controllare anche da remoto la qualità dell’aria a casa o in ufficio.

Sempre più oggetti connessi

Secondo la stessa Vodafone, oggi sulla sola rete della compagnia ci sono 59 milioni di oggetti interconnessi nel mondo: un numero che spiega perché l’IoT rappresenti una importante (e strategica) area di business per chi offre servizi di connessione (anche attraverso le sim mobile), che può così diventare partner per lo sviluppo delle imprese e incidere, grazie alla propria attività, in maniera concreta sull’efficienza operativa, sul rapporto con il cliente e sui prodotti stessi, trasformandoli in oggetti digitali e interattivi e aprendo la strada a nuovi modelli di business.

La risposta di Tim

Le contromosse da parte dei concorrenti non si fanno certo attendere, e anche Tim sta accelerando sullo sviluppo di soluzioni dell’Internet of Things: l’ex monopolista delle comunicazioni, in particolare, offre servizi basati sulla rete ultrabroadband mobile e utilizza le tecnologie Narrow band e Lte-M, studiati anche nell’Open Lab di Torino, centro di innovazione creato per mettere a punto nuove opportunità e modelli di business in collaborazione con i principali player tecnologici.

Un mercato da 2,8 miliardi di euro

Per capire l’importanza del mercato è il caso di dare un’occhiata ai numeri di questo mercato: tutto il contesto dell’Internet of Thing vale solo in Italia circa 2,8 miliardi di euro, secondo i dati dell’Osservatorio del Politecnico di Milano, con un incremento di ben 40 punti percentuali rispetto ai volumi del 2015. Una spinta garantita non solo dalle applicazioni più consolidate, che funzionano grazie alla consueta connettività cellulare, ma anche da quelle che utilizzano le differenti tecnologie di comunicazione.